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Marilena Afflitto

Dott.ssa Marilena Afflitto

Vertigini: quando il mondo gira e come ritrovare l’equilibrio

Quando la testa gira: perché le vertigini spaventano così tanto

Chi ha sperimentato almeno una volta le vertigini lo sa bene: non è un semplice “fastidio”. È una sensazione che può cambiare in un istante la percezione del proprio corpo e dello spazio. Alcune persone descrivono il mondo che gira come una giostra impazzita; altre raccontano una sensazione di “vuoto sotto i piedi”, come se il pavimento diventasse improvvisamente instabile; altre ancora parlano di onde, di dondolio interno, di un corpo che non obbedisce più.

La dott.ssa Marilena Afflitto, osteopata, incontra spesso pazienti che arrivano in studio dopo mesi – a volte anni – di vertigini o instabilità. Molti hanno già fatto visite ed esami, altri hanno paura che ci sia “qualcosa di grave” e vivono in uno stato costante di allerta. Quasi tutti hanno in comune una cosa: si sentono non capiti.

Il primo passo, spiega la dottoressa, è restituire alle vertigini un significato chiaro:

“Le vertigini non sono una malattia in sé, ma un segnale: ci dicono che uno o più sistemi che regolano l’equilibrio non stanno comunicando bene tra loro. Quando il paziente capisce questo, la paura diminuisce e si apre lo spazio per affrontarle davvero.”

 

Che cosa sono davvero le vertigini: il sistema dell’equilibrio spiegato semplice

Non è “solo la testa”: tre sistemi che dialogano

Per mantenere l’equilibrio, il nostro cervello riceve continuamente informazioni da almeno tre grandi sistemi:

  • l’orecchio interno (apparato vestibolare), che registra accelerazioni, movimenti della testa, posizione nello spazio;
  • la vista, che controlla l’ambiente e verifica che i movimenti che facciamo corrispondano a ciò che vediamo;
  • i recettori muscolari e articolari (propriocezione), in particolare in piedi, caviglie, colonna e cervicale, che riferiscono al cervello come è posizionato il corpo momento per momento.

Quando questi sistemi mandano messaggi coerenti, ci muoviamo in modo fluido e sicuro senza neanche pensarci. Quando invece uno “stona” rispetto agli altri – per esempio l’orecchio dice una cosa, gli occhi un’altra – il cervello va in confusione. È lì che compaiono le vertigini, la sensazione di girare o di non essere più stabili.

Vertigini, capogiri, svenimenti: non tutto è la stessa cosa

È importante distinguere tra:

  • vertigine vera: sensazione di movimento, rotazione o oscillazione del corpo o dell’ambiente;
  • capogiro / testa leggera: sensazione di svenimento imminente, offuscamento della vista, debolezza;
  • instabilità: sensazione di camminare “sulle onde” o su un pavimento morbido, senza una vera rotazione.

Queste differenze aiutano il professionista a capire in quale punto della “catena dell’equilibrio” si trova il problema.

 

Le cause più frequenti: dall’orecchio interno alla cervicale, fino allo stress

Le vertigini non hanno una sola causa. Per questo spesso i pazienti si scoraggiano: un esame è negativo, un altro non chiarisce, il sintomo va e viene. In realtà, ci sono alcuni quadri tipici che è utile conoscere.

Vertigine posizionale (VPPB): quei giri di testa quando cambi posizione

Una delle forme più comuni è la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB). “Benigna” non perché sia piacevole, ma perché non è legata a tumori o malattie gravi.

Nella VPPB, piccoli cristalli (gli otoliti) che normalmente si trovano in una zona dell’orecchio interno si spostano dove non dovrebbero. Ogni volta che si cambia posizione – ci si sdraia, ci si gira nel letto, ci si piega per raccogliere qualcosa o si guarda in alto – questi cristalli stimolano in modo anomalo i recettori, inviando al cervello un messaggio di rotazione che in realtà non c’è. Da qui la vertigine improvvisa, intensa, della durata di pochi secondi o minuti.

La buona notizia è che, quando riconosciuta, questa forma risponde molto bene a manovre specifiche (come la manovra di Epley) eseguite da medici, fisioterapisti o professionisti formati.

Vertigini “cervicali”: quando il collo rigido confonde il cervello

Un’altra causa frequente è la cosiddetta vertigine cervicogenica, legata a problemi del tratto cervicale. Non si tratta solo di “male al collo”: i recettori di muscoli, legamenti e articolazioni della cervicale inviano informazioni costanti sulla posizione della testa. Se questa zona è molto rigida, dolente o alterata da posture scorrette (ad esempio molte ore al computer), i segnali che arrivano al cervello possono essere imprecisi.

Diversi studi hanno mostrato che in queste situazioni il paziente avverte più spesso instabilità, sensazione di sbandare, nausea e difficoltà di concentrazione, spesso associate a dolore o tensione cervicale.

In questi casi, lavorare solo sull’orecchio interno non basta: è fondamentale riequilibrare anche il tratto cervicale e la postura globale. È proprio questo uno dei campi in cui l’osteopatia e i percorsi di riequilibrio posturale possono giocare un ruolo importante, come descritto nella pagina dedicata al riequilibrio posturale e recupero funzionale.

Vertigini e ansia: quando è la mente ad amplificare l’instabilità

Un capitolo delicato, ma molto frequente, è quello delle vertigini legate a stress e ansia. In questi casi il paziente racconta spesso una storia fatta di periodi di forte tensione, preoccupazioni, ipercontrollo del corpo.

Quando l’ansia aumenta, anche il respiro cambia: diventa più rapido e superficiale (si parla di iperventilazione). Questo altera il rapporto tra ossigeno e anidride carbonica nel sangue, influenzando il modo in cui il sistema nervoso percepisce le sensazioni corporee. Risultato: testa leggera, sensazione di “non essere stabili”, formicolii, a volte paura di svenire.

Non è “solo nella testa”: c’è un meccanismo fisiologico che collega strettamente ansia, respiro e vertigini. Non a caso, la dott.ssa Afflitto dedica uno spazio specifico al legame tra osteopatia ed emozioni, mostrando come tensioni, blocchi diaframmatici e disturbi somatici siano spesso l’altra faccia di uno stress non elaborato (ansia e traumi emotivi).

Altre cause: infezioni, malattie dell’orecchio interno, problemi vascolari

Esistono poi altre cause, meno frequenti ma importanti da riconoscere: infezioni del nervo vestibolare, Morbo di Ménière (vertigini ricorrenti con calo dell’udito e acufeni), disturbi vascolari, effetti collaterali di farmaci.

Per questo, di fronte a vertigini intense o persistenti, la valutazione medica non è mai superflua.

 

 Come si presentano le vertigini: il quadro completo dei sintomi

Se chiediamo a dieci persone di descrivere le loro vertigini, otterremo dieci racconti diversi. Alcune differenze dipendono dalla causa, altre dal modo in cui il cervello di ciascuno registra il disagio.

Molto spesso, oltre alla sensazione di giro o instabilità, si associano:

  • nausea e sudorazione fredda, soprattutto quando il sistema vestibolare è molto coinvolto;
  • mal di testa o tensione cervicale, che peggiorano il senso di “testa pesante”;
  • difficoltà a concentrarsi, come se i pensieri diventassero meno nitidi;
  • paura di muoversi, che porta a irrigidirsi e quindi a peggiorare ancora la percezione di instabilità;
  • in alcuni casi acufeni (fischi o ronzii nelle orecchie) o sensazione di ovattamento.

Una cosa importante da spiegare al paziente è che il sintomo non è “tutto nella sua mente”, ma è altrettanto vero che la mente – quando entra in modalità allarme – può amplificare qualunque sensazione corporea, fino a creare un circolo vizioso. Spezzare questo circolo è uno degli obiettivi del trattamento osteopatico.

 

Cosa fare durante una crisi: piccoli gesti che fanno una grande differenza

Fermarsi, respirare, radicarsi

Quando la vertigine arriva all’improvviso, la reazione più istintiva è il panico: il corpo si irrigidisce, il respiro accelera, la paura aumenta la sensazione di perdita di controllo.

La dott.ssa Afflitto insegna ai pazienti alcune strategie semplici per gestire quei minuti:

  • fermarsi e sedersi, evitando di camminare o muoversi velocemente;
  • appoggiare bene i piedi a terra, sentendo il contatto con il pavimento come un punto fermo;
  • fissare un oggetto stabile davanti a sé, per dare al cervello un riferimento visivo chiaro;
  • respirare lentamente, cercando di allungare l’espirazione.

Queste azioni non “curano” la causa, ma aiutano il sistema nervoso a non entrare nel panico, riducendo la durata e l’intensità della crisi.

Quando invece bisogna chiamare subito il medico

Non tutte le vertigini sono uguali. Ci sono situazioni in cui è importante contattare subito il 112 o rivolgersi al pronto soccorso:

  • vertigini improvvise associate a difficoltà a parlare, debolezza a un braccio o una gamba, visione doppia o alterata, forte mal di testa mai provato prima;
  • cadute improvvise con perdita di coscienza;
  • vertigini prolungate con vomito incoercibile e incapacità totale di stare in piedi.

In questi casi il rischio è che non si tratti di un disturbo dell’equilibrio “benigno”, ma di un problema neurologico (come un ictus) che richiede intervento immediato.

 

Il ruolo dell’osteopatia: rimettere in dialogo i sistemi dell’equilibrio

Guardare la persona, non solo il sintomo

L’osteopatia non si sostituisce alle valutazioni mediche o agli esami strumentali, ma si inserisce come percorso complementare per riequilibrare il corpo quando le cause principali gravi sono state escluse.

Nell’approccio della dott.ssa Afflitto, la seduta inizia sempre con un’analisi dettagliata: quando sono iniziate le vertigini, in quali situazioni si scatenano, come dorme il paziente, che lavoro fa, quanta tensione accumula nella vita di tutti i giorni. Poi si passa a una valutazione manuale di cervicale, colonna, gabbia toracica, diaframma, bacino.

L’obiettivo non è “spostare qualcosa” in modo meccanico, ma capire dove il corpo è bloccato e come questo influisce sulle informazioni che arrivano al cervello.

Cervicale, diaframma, cranio: tre snodi chiave

Spesso, nei pazienti con vertigini ricorrenti, emergono tre aree particolarmente coinvolte:

  • la cervicale, che, quando è rigida o dolente altera i segnali propriocettivi;
  • il diaframma, che, quando è contratto rende il respiro corto e favorisce l’iperventilazione, legata all’ansia;
  • il sistema cranio-sacrale, che riguarda il movimento delle ossa del cranio e del sacro, le membrane che le collegano e il liquido cerebrospinale.

L’osteopatia utilizza tecniche dolci e precise per lavorare su queste zone. Sul sito, per esempio, sono spiegati i benefici del trattamento osteopatico cranio-sacrale, particolarmente utile nei disturbi legati al sistema nervoso e alle tensioni muscolo-fasciali.

Allo stesso modo, nelle pagine dedicate ai dolori muscolo-scheletrici viene illustrato come il lavoro manuale su colonna, muscoli e fasce possa ridurre rigidità e migliorare l’equilibrio generale del corpo.

Emozioni e vertigini: quando il corpo “parla”, lo stress

Vertigini, testa leggera, difficoltà a respirare profondamente: sono spesso il modo in cui il corpo si fa carico di ciò che non si riesce a esprimere a parole.

Le emozioni non espresse – paura, tristezza, ansia – possono trasformarsi in tensioni muscolari croniche, blocchi del diaframma, disturbi digestivi e, sì, anche vertigini. La dott.ssa Afflitto approfondisce questo legame nella sezione dedicata a osteopatia ed emozioni, dove spiega come il lavoro manuale possa aiutare a “smontare” nel corpo gli effetti di stress e traumi emotivi.

 

Cosa puoi fare tu ogni giorno per ridurre le vertigini

Allenare l’equilibrio con piccoli gesti

Non servono attrezzi speciali: l’equilibrio si allena anche a casa. Stare in piedi con i piedi vicini, provare a chiudere gli occhi per pochi secondi, camminare lentamente in linea retta, alzarsi e sedersi dalla sedia senza usare le mani: sono tutte “micro-palestre” per il sistema vestibolare e propriocettivo.

L’importante è farlo in sicurezza, magari vicino a un appoggio, e con costanza.

Prendersi cura della cervicale

Se il collo è sempre rigido, la testa ha più difficoltà a sentirsi “stabile”.
Brevi esercizi quotidiani di mobilità, pause frequenti quando si lavora al computer, attenzione alla postura sul cuscino e in auto sono strategie semplici ma fondamentali. Nei percorsi di riequilibrio posturale la dottoressa integra spesso consigli di movimento personalizzati.

Rieducare il respiro per calmare ansia e testa leggera

Il respiro è uno dei ponti più diretti fra corpo ed emozioni. Nella somatizzazione di stress e ansia il respiro tende a salire verso il torace, diventare corto e veloce: condizione che, come visto, favorisce la comparsa di vertigini e capogiri.

Esercizi di respirazione diaframmatica, pratiche di consapevolezza e, quando necessario, un supporto psicologico possono aiutare a sciogliere questa componente.

 Conclusioni: dalle vertigini alla consapevolezza del proprio equilibrio

Le vertigini non sono solo “un problema dell’orecchio” o “una fissazione della mente”. Sono spesso il punto di incontro fra corpo, postura, sistemi sensoriali ed emozioni.

Comprenderne le cause, ricevere una valutazione accurata, escludere i problemi più seri e poi intraprendere un percorso che integri osteopatia, esercizi, respirazione e gestione dello stress permette a molte persone di tornare a sentirsi sicure nello spazio, nel movimento e nella propria quotidianità.

Come ama ricordare la dott.ssa Marilena Afflitto:

“Ritrovare l’equilibrio non significa non barcollare mai, ma imparare a sentire il proprio corpo e accompagnarlo con più fiducia.”

 

Fonti

  1. National Institute on Deafness and Other Communication Disorders (NIDCD) – Balance Disorders (Istituto Devianti Comunicazione)
  2. Better Health Channel – Benign paroxysmal positional vertigo (BPPV) (Better Health Channel)
  3. Cleveland Clinic – Benign Paroxysmal Positional Vertigo (BPPV) (Cleveland Clinic)
  4. Li Y. et al. – Proprioceptive Cervicogenic Dizziness: A Narrative Review, J Clin Med, 2022 (MDPI)
  5. Cleveland Clinic / Johns Hopkins – articoli su hyperventilation syndrome e respirazione ansiosa (Cleveland Clinic)

immagine: freepik

FAQ

No. Molto spesso si tratta di disturbi “benigni” come la VPPB o di problemi cervicali e posturali. Tuttavia, se sono improvvise, molto intense o accompagnate da altri sintomi neurologici (difficoltà a parlare, debolezza, vista sdoppiata) vanno valutate subito dal medico.

In linea generale, la VPPB dà crisi brevi e intense legate a precisi movimenti della testa; la vertigine cervicale spesso si associa a dolore o rigidità al collo e a una sensazione di instabilità più che di “giro”. Solo una valutazione clinica può però fare chiarezza.

Sì. Lo stress modifica il respiro, la tensione muscolare e l’attenzione al corpo, favorendo sensazioni di instabilità, testa leggera e iperventilazione. In questi casi è importante agire sia sul corpo che sulla gestione emotiva.

Spesso sì, soprattutto quando sono coinvolti cervicale, postura, diaframma o tensioni croniche. Dopo aver escluso cause neurologiche o otorinolaringoiatriche gravi, un percorso osteopatico può ridurre frequenza e intensità dei sintomi.

Non necessariamente. Anzi, movimento ed esercizi mirati possono aiutare il sistema dell’equilibrio. È però fondamentale personalizzare l’attività in base alla causa e alla stabilità del quadro, sotto guida di professionisti.

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