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Marilena Afflitto

Dott.ssa Marilena Afflitto

Tendinopatie: perché continuano a far male (e qual è il vero ruolo dell’osteopatia)

Non sono più solo un problema degli sportivi. Le tendinopatie stanno diventando una condizione sempre più diffusa anche tra chi lavora al computer o conduce una vita sedentaria. Il punto critico non è solo il dolore, ma il modo in cui viene interpretato e trattato: spesso in modo incompleto, talvolta controproducente.

In breve

Le tendinopatie non sono semplici infiammazioni: sono adattamenti complessi del tessuto tendineo al carico quotidiano. L’osteopatia può contribuire alla gestione del dolore e della funzione, ma è fondamentale una rieducazione motoria attiva, che resta il cardine del recupero a lungo termine.

 

Quando il dolore al tendine non passa: il problema non è solo “locale”

Chi sviluppa una tendinopatia spesso racconta una storia simile: un fastidio iniziale, magari sopportabile, che con il tempo diventa più insistente. All’inizio compare durante uno sforzo, poi anche nei movimenti quotidiani, fino a condizionare il sonno o la qualità della vita.

Questo vale per il dolore alla spalla, per il classico fastidio al gomito di chi usa molto il mouse, o per il tendine d’Achille che “tira” appena si scende dal letto.

Per anni si è pensato che il problema fosse un’infiammazione. Oggi sappiamo che nella maggior parte dei casi non è così. Il tendine non è semplicemente “irritato”: sta cambiando struttura. Le fibre si organizzano in modo diverso, il tessuto perde efficienza e la sua capacità di sopportare carichi si riduce.

Il dolore, in questo contesto, non è sempre proporzionale al danno. Può essere più intenso di quanto il tessuto giustifichi, oppure persistere anche quando la struttura non è gravemente compromessa. Questo è il primo elemento che cambia completamente il modo di affrontare il problema.

 

Chi riguarda davvero (e perché sta aumentando)

Non sono solo gli sportivi a sviluppare tendinopatie. Anzi, sempre più spesso riguardano chi si muove poco.

Lavorare molte ore al computer, mantenere posture statiche, ripetere sempre gli stessi movimenti: tutto questo espone i tendini a carichi costanti ma poco variabili. Il risultato è un tessuto che perde adattabilità.

Al contrario, anche chi pratica sport può sviluppare tendinopatie quando il carico aumenta troppo rapidamente o non viene gestito in modo progressivo.

In entrambi i casi, il denominatore comune è lo stesso: uno squilibrio tra carico richiesto e capacità del tendine di adattarsi.

 

Il punto chiave: il tendine ha bisogno di carico, non di riposo assoluto

Uno degli errori più diffusi è smettere completamente di muoversi. È comprensibile: se qualcosa fa male, si tende a evitarlo.

Ma il tendine è un tessuto che si nutre di carico. Senza stimolo meccanico, la sua qualità peggiora ulteriormente.

Questo non significa ignorare il dolore, ma imparare a gestirlo. La linea sottile tra sovraccarico e recupero è il vero terreno su cui si gioca la guarigione.

 

Dove si manifestano più spesso le tendinopatie

Le sedi più frequenti raccontano molto dello stile di vita contemporaneo.

La spalla, in particolare il tendine del sovraspinato, soffre nelle persone che lavorano a lungo al computer o che svolgono attività sopra la testa. Il dolore compare quando si solleva il braccio o durante la notte.

Il gomito, con la cosiddetta epicondilite, è tipico di chi utilizza molto tastiera e mouse, ma anche di chi pratica sport di racchetta. Il gesto ripetuto, più che l’intensità, è il fattore determinante.

Il tendine d’Achille, invece, racconta spesso una storia di carichi mal gestiti: corsa, cambi di ritmo, oppure lunghi periodi di inattività seguiti da riprese troppo rapide.

In tutte queste situazioni, il dolore è solo la superficie di un sistema più complesso.

 

L’osteopatia: cosa può fare davvero

L’osteopatia si inserisce in questo scenario con un obiettivo preciso: migliorare la funzione e ridurre il dolore attraverso il trattamento manuale.

Il lavoro non si concentra solo sul tendine, ma su tutto il contesto in cui quel tendine lavora: articolazioni, catene muscolari, equilibrio del movimento.

Un trattamento può ridurre le tensioni, migliorare la mobilità e influenzare la percezione del dolore attraverso meccanismi neurofisiologici. È per questo che molti pazienti riferiscono beneficio anche dopo poche sedute.

Ma qui emerge un punto cruciale: questi effetti, da soli, non sono sufficienti a modificare la capacità del tendine di sopportare carico.

La letteratura scientifica più recente è chiara su questo aspetto. I trattamenti manuali possono essere utili nella gestione del dolore, ma è necessario integrarli in un percorso attivo.

 

Perché il solo trattamento manuale non basta

Il miglioramento percepito dopo una seduta è reale, ma spesso è legato a una modulazione del dolore più che a un cambiamento strutturale.

Se il paziente torna alle stesse abitudini, con lo stesso carico e le stesse dinamiche, il problema tende a ripresentarsi.

È qui che si inserisce la differenza tra sollievo e recupero.

Il sollievo è immediato ma temporaneo. Il recupero richiede tempo, progressione e coinvolgimento attivo.

 

Il ruolo decisivo della rieducazione motoria

Il trattamento efficace delle tendinopatie si basa su un principio semplice ma spesso trascurato: il tendine deve essere “rieducato” al carico.

Gli esercizi, in particolare quelli progressivi e controllati, permettono al tessuto di adattarsi e di recuperare la sua funzione.

Non si tratta di esercizi generici, ma di programmi costruiti sulla persona, sul tipo di tendine coinvolto e sulla fase del dolore.

L’osteopatia, in questo contesto, può essere un supporto prezioso: prepara il corpo al movimento, riduce le compensazioni e facilita l’esecuzione degli esercizi.

Il cuore del percorso resta comunque al recupero attivo.

 

Il dolore non è sempre un segnale di danno

Uno degli aspetti più difficili da comprendere per chi soffre di tendinopatia è il rapporto tra dolore e danno.

Il dolore può essere amplificato dal sistema nervoso, influenzato da fattori come stress, paura del movimento o esperienze precedenti.

Questo non significa che sia “psicologico”, ma che è il risultato di un sistema complesso.

Comprendere questo meccanismo è fondamentale per evitare due estremi opposti: ignorare il dolore oppure temerlo al punto da evitare qualsiasi movimento.

 

Quando l’osteopatia è davvero utile

L’osteopatia trova la sua massima efficacia nelle fasi in cui il dolore limita il movimento o quando il corpo sviluppa compensi.

Può essere particolarmente utile all’inizio del percorso, quando il dolore è elevato e  anche nelle fasi intermedie, per migliorare la qualità del movimento.

Diventa invece meno incisiva se utilizzata come unico strumento in tendinopatie croniche, soprattutto quando manca un lavoro attivo sul carico.

 

Gli errori più frequenti

Ci sono alcuni comportamenti che, più di altri, rallentano il recupero:

  • fermarsi completamente per troppo tempo
  • affidarsi solo a terapie passive
  • riprendere l’attività troppo rapidamente
  • ignorare i segnali del corpo

Questi errori, spesso in buona fede, contribuiscono alla cronicizzazione del problema.

 

Verso un approccio più efficace

Le tendinopatie richiedono un cambio di prospettiva. Non si tratta di “curare un’infiammazione”, ma di accompagnare un tessuto a recuperare la sua capacità di adattarsi.

Questo implica un lavoro integrato, in cui il trattamento manuale, l’esercizio e l’educazione del paziente convivono.

Il ruolo dell’osteopata, in questo contesto, non è quello di “risolvere” il problema, ma di facilitare un processo più ampio.

 

Conclusione

Le tendinopatie non si risolvono con una soluzione unica. Richiedono tempo, comprensione e un approccio che integri diverse competenze. L’osteopatia può essere parte di questo percorso, ma il vero cambiamento avviene quando il paziente diventa protagonista attivo del proprio recupero.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

FAQ

Può aiutare a ridurre dolore e migliorare funzione, ma da sola non è sufficiente.

Dipende dal caso: da alcune settimane a diversi mesi.

Muoversi in modo controllato è fondamentale.

Non sempre: il dolore non è sempre proporzionale al danno.

Sì, sono il pilastro del recupero.

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