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Marilena Afflitto

Dott.ssa Marilena Afflitto

Coliche, plagiocefalia e difficoltà di suzione nel neonato: cosa può fare l’osteopata

Sono le tre situazioni che più spesso portano i genitori in studio nelle prime settimane di vita del bambino. Il neonato che piange inconsolabilmente per ore ogni sera. La testina che si appiattisce da un lato nonostante i riposizionamenti. L’attacco al seno che non riesce, il bambino che fa fatica a succhiare o si stanca troppo in fretta.

In tutti e tre i casi, la domanda dei genitori è la stessa: c’è qualcosa che si può fare? E la risposta dell’osteopatia cranio-sacrale pediatrica è spesso sì – ma con la chiarezza necessaria su cosa si tratta, come, e perché.

Una premessa importante

L’osteopatia pediatrica non sostituisce il pediatra. Prima di portare un neonato in studio osteopatico, è fondamentale che il bambino sia già stato visitato dal pediatra, che abbia escluso cause organiche per i sintomi, e che lo segua nel percorso. L’osteopata lavora sempre in collaborazione con l’equipe medica, mai in sostituzione.

 

Il parto come primo stress biomeccanico

Il parto è un evento straordinario per il neonato. La testa del bambino – ancora parzialmente cartilaginea e malleabile – deve comprimersi, ruotare e passare attraverso il canale del parto: un percorso che richiede adattamenti meccanici importanti. Nelle nascite vaginali, soprattutto quelle lunghe, difficili, con uso di ventosa o forcipe, o con presentazione anomala, queste forze possono lasciare tensioni nelle strutture craniche e cervicali del neonato.

Anche i parti cesarei non sono privi di stress meccanico: l’estrazione rapida priva il bambino del processo di compressione graduale del canale del parto, che in realtà ha anche un effetto di “stimolazione” dei recettori craniali. Il risultato può essere un sistema cranio-sacrale che non si è “decompresso” completamente dopo la nascita.

L’osteopatia cranio-sacrale lavora proprio su questo: accompagnare il tessuto a rilasciare le tensioni residue, restituendo al sistema nervoso del neonato un ambiente meccanico più libero.

Le coliche: non sempre è il gas

Le coliche del neonato sono definite secondo la regola del tre: pianto per più di tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana, per più di tre settimane consecutive, in un bambino sano e ben nutrito. Colpiscono circa il 20% dei neonati e si risolvono spontaneamente intorno alle 12-16 settimane.

La causa non è nota con certezza. Le ipotesi includono immaturità del sistema digestivo, alterazioni del microbiota intestinale, ipersensibilità alle proteine del latte, e – l’ipotesi più interessante dal punto di vista osteopatico – una componente neurologica legata all’immaturità del sistema nervoso autonomo e alle tensioni craniali residue dal parto.

Il ruolo del nervo vago

Il nervo vago emerge dalla base del cranio (foro giugulare) ed è il principale regolatore del sistema nervoso parasimpatico: controlla la motilità intestinale, la secrezione gastrica, il ritmo cardiaco. Tensioni nella zona occipitale e alla base del cranio – frequenti dopo parti difficili – possono irritare il nervo vago, alterando la motilità intestinale e contribuendo al dolore addominale del neonato.

Il trattamento cranio-sacrale in zona occipitale e sulla base del cranio mira a decomprimere queste strutture, con effetti positivi documentati sulla durata e intensità delle coliche in diversi studi.

Cosa dice la ricerca

Una revisione sistematica pubblicata su BMC Pediatrics nel 2018 ha analizzato gli studi disponibili sull’osteopatia e le coliche infantili, riscontrando una riduzione significativa del pianto nei gruppi trattati rispetto ai controlli. I risultati non sono ancora definitivi – la qualità degli studi varia – ma il profilo di sicurezza del trattamento nei neonati è eccellente, e il numero di genitori che riportano miglioramenti clinicamente significativi è consistente.

La plagiocefalia posizionale: la testa “piatta”

La plagiocefalia posizionale è un’asimmetria del cranio che si sviluppa nelle prime settimane di vita per effetto di una pressione prolungata sempre dalla stessa parte. Non è una malformazione: è una risposta della testa ancora malleabile del neonato a forze esterne asimmetriche.

Come si riconosce

Guardando il bambino dall’alto, la testa può apparire:

  • Piatta su un lato posteriore con l’orecchio di quel lato spostato in avanti (plagiocefalia occipitale)
  • Piatta su tutta la zona posteriore (brachicefalia, più comune nei bambini che dormono sempre in posizione supina)
  • Asimmetrica anche a livello frontale, con la fronte che sporge di più dal lato opposto all’appiattimento

 

Plagiocefalia posizionale vs. craniosinostosi

La craniosinostosi è la chiusura prematura di una o più suture craniche: una condizione rara ma seria che richiede valutazione neurochirurgica. Si distingue dalla plagiocefalia posizionale per la forma dell’asimmetria e per la consistenza delle suture alla palpazione. La diagnosi differenziale spetta al pediatra o al neurochirurgo: se c’è il minimo dubbio, l’osteopata invia sempre a valutazione medica prima di procedere.

 

Cause frequenti

 

Causa

Come contribuisce all’asimmetria

Torcicollo muscolare congenito

Il muscolo sternocleidomastoideo accorciato ruota la testa sempre dallo stesso lato

Posizione preferenziale nel sonno

Pressione continua sul lato preferito appiattisce il cranio

Tensioni cervicali da parto

Limitano la rotazione della testa, favorendo la posizione fissa

Scarso tempo in posizione prona (tummy time)

Riduce la stimolazione simmetrica del cranio

Uso prolungato di seggiolini e lettini con poggiatesta rigidi

Aumenta la pressione sul punto già appiattito

 

Come interviene l’osteopata

Il trattamento combina lavoro sulle tensioni cervicali (che spesso mantengono la posizione preferenziale), trattamento cranio-sacrale per favorire la simmetria delle suture craniche, e indicazioni ai genitori su posizionamento, tummy time e uso corretto degli ausili. L’intervento precoce – idealmente entro i 4-5 mesi, quando il cranio è ancora molto plastico – dà i risultati migliori.

Quando valutare il casco ortopedico

Il casco craniale (elmo di rimodellamento) è indicato nei casi di plagiocefalia moderata-severa che non risponde al riposizionamento e al trattamento manuale entro i 4-6 mesi. Va prescritto da un medico specialista. L’osteopatia e il casco non si escludono: il trattamento manuale sulle tensioni cervicali e craniali può migliorare la risposta al rimodellamento.

 

Le difficoltà di suzione: quando attaccarsi al seno è faticoso

La suzione è uno dei gesti più complessi del neonato: coinvolge oltre dodici muscoli, cinque nervi cranici e una coordinazione precisa tra suzione, deglutizione e respirazione. Non sorprende che piccole tensioni nelle strutture craniali o cervicali possano renderla difficoltosa.

I segnali che il bambino fa fatica

  • Si stacca frequentemente dal seno o dal biberon
  • Si addormenta velocemente durante la poppata senza aver mangiato a sufficienza
  • Ingoia molta aria, con conseguente reflusso o coliche
  • Preferisce un seno all’altro (spesso correlato a una rotazione cervicale limitata)
  • Ha difficoltà ad aprire bene la bocca (ridotta apertura della mandibola)
  • La mamma sente dolore persistente al capezzolo nonostante la posizione corretta

La connessione cranio-mandibola

Il nervo ipoglosso (XII nervo cranico), che innerva la lingua e ne controlla i movimenti durante la suzione, emerge dalla base del cranio attraverso il canale ipoglosso. Tensioni nell’occipite o nelle prime vertebre cervicali possono irritarlo o comprimerlo, riducendo la forza e la coordinazione della lingua. Il nervo facciale (VII) e il trigemino (V) controllano l’apertura della bocca e la muscolatura labiale: anche questi possono essere coinvolti in caso di tensioni craniali da parto.

Il trattamento osteopatico in questi casi lavora sulla base del cranio, sull’articolazione temporomandibolare del neonato, sulla muscolatura suboccipitale e sulle prime vertebre cervicali, con tecniche estremamente delicate e calibrate per l’età.

Lingua corta (frenulo linguale breve) e suzione

Il frenulo linguale breve è una causa organica di difficoltà di suzione che va valutata dal pediatra o dall’odontoiatra pediatrico. L’osteopatia può supportare il recupero funzionale dopo la frenotomia, ma non sostituisce la valutazione medica del frenulo. In studio, la valutazione funzionale della lingua viene sempre integrata con la storia clinica e l’eventuale parere specialistico.

 

Com’è una seduta osteopatica per un neonato

Una domanda che quasi tutti i genitori fanno prima di venire: “ma lo tocca davvero? Non gli fa male?”.

Sì, lo tocca. No, non gli fa male. Le tecniche utilizzate sui neonati sono estremamente delicate: pressioni lievi come quelle necessarie per deformare un foglio di carta. Il trattamento dura di solito 30-40 minuti, il bambino può essere tenuto in braccio da un genitore o allattato durante la seduta se necessario.

La valutazione inizia con l’anamnesi: storia della gravidanza, del parto, dei sintomi presenti. Si osserva la postura spontanea del bambino, la preferenza di lato, la qualità del movimento. Poi si passa al lavoro manuale: ascolto delle suture craniali, valutazione del ritmo cranio-sacrale, trattamento delle zone di tensione.

Quante sedute servono?

Per le coliche: di solito 2-4 sedute nelle prime settimane, con risposta spesso visibile già dopo la prima o la seconda.

Per la plagiocefalia: dipende dall’età e dalla severità. Nei neonati entro i 4 mesi, 4-6 sedute con rivalutazione. Dopo i 6 mesi, i tempi si allungano.

Per le difficoltà di suzione: 2-5 sedute, spesso con miglioramento progressivo già nelle prime settimane.

I numeri sono indicativi: ogni bambino risponde in modo diverso e il percorso viene sempre costruito in base alla rivalutazione.

 

Conclusione

Coliche, plagiocefalia e difficoltà di suzione sono tre situazioni diverse, ma hanno spesso una radice comune: le tensioni meccaniche residue dal parto su un sistema ancora in formazione. L’osteopatia cranio-sacrale pediatrica lavora su questo, con la delicatezza che il neonato richiede e la collaborazione con il pediatra che ogni approccio integrato dovrebbe avere.

Se il tuo bambino ha uno di questi segnali, sono disponibile per una valutazione. È possibile portare il neonato direttamente in studio; basta portare con sé eventuali referti del parto o valutazioni pediatriche già effettuate.

Trovi i contatti nella pagina dedicata del sito.

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

FAQ

Non c’è un’età minima. Alcuni bambini vengono in studio già nella prima settimana di vita, soprattutto in caso di parto difficile, uso di ventosa o forcipe, o torcicollo congenito. L’importante è che il bambino sia stato visitato dal pediatra e che non ci siano condizioni mediche che richiedono prioritariamente un altro tipo di intervento.

In molti casi sì, o almeno si riducono significativamente. La letteratura disponibile mostra risultati positivi, anche se la ricerca è ancora in sviluppo. Quello che si osserva clinicamente è una riduzione della durata e dell’intensità del pianto, spesso già dopo le prime sedute. Non è una garanzia assoluta – ogni bambino è diverso – ma il profilo di sicurezza del trattamento è eccellente e il rapporto rischio/beneficio è ampiamente favorevole.

Le forme lievi spesso sì, soprattutto con un buon programma di riposizionamento e tummy time. Le forme moderate o severe, o quelle associate a torcicollo muscolare congenito, difficilmente si correggono senza un intervento. Il fattore più importante è il tempo: la plasticità cranica è massima nei primi 4-6 mesi e diminuisce progressivamente. Aspettare “per vedere” rischia di lasciare passare la finestra di intervento più efficace.

Può succedere, soprattutto all’inizio quando non conosce l’osteopata, ma non è una regola. Molti neonati si addormentano durante la seduta o rimangono tranquilli. Il pianto, quando c’è, non è un segnale di dolore: i neonati piangono anche per il contatto con qualcuno di estraneo. Se il bambino è agitato, il trattamento viene adattato: si fa una pausa, si allatta, si torna quando è più ricettivo.

Molto probabilmente sì. La preferenza per un seno all’altro è quasi sempre legata a una limitazione della rotazione cervicale: il bambino fa fatica a girare la testa dall’altro lato, quindi rifiuta la posizione che glielo richiederebbe. Questa limitazione può dipendere da tensioni cervicali residue dal parto. Il trattamento osteopatico su queste tensioni spesso risolve la preferenza di lato in 2-3 sedute.

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