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Marilena Afflitto

Dott.ssa Marilena Afflitto

Somatizzazione di stress e ansia: quando il corpo parla

Ci sono momenti della vita in cui il corpo diventa un interprete silenzioso delle emozioni che facciamo fatica a riconoscere. Mal di schiena che compaiono “senza motivo”, tensioni cervicali che non passano, vertigini intermittenti, respiro corto, oppressione al torace, stanchezza che non trova spiegazione negli esami. Sono segnali che spesso arrivano quando la mente è troppo piena e non ha più spazio per dare forma a ciò che prova.

La dott.ssa Marilena Afflitto, osteopata, racconta che molti pazienti che arrivano in studio descrivono una sensazione ricorrente: “Mi sento come se il corpo stesse trattenendo qualcosa”. Alcuni portano tensioni accumulate da anni, altri raccontano di periodi particolarmente intensi – cambi di vita, lutti, separazioni, responsabilità familiari, carichi di lavoro pesanti – e di come, quasi come un interruttore, il corpo abbia iniziato a manifestare sintomi mai avuti prima.

La somatizzazione, spiega la dottoressa, non è un capriccio della psiche né una malattia immaginaria. È un fenomeno reale, concreto, fisiologico: il corpo dà voce a emozioni, stress e conflitti interni attraverso sintomi fisici. E quando questa connessione viene compresa, il paziente spesso si sente finalmente legittimato, compreso e aiutato.

Che cos’è davvero la somatizzazione: oltre il pregiudizio

Non è “tutto nella testa”: è una risposta fisiologica allo stress

La parola somatizzazione viene spesso usata in modo superficiale, come se significasse che il problema non è reale. In realtà significa esattamente il contrario: è reale, tangibile, misurabile.

Quando viviamo situazioni stressanti o emotivamente complesse, il sistema nervoso autonomo entra in una modalità di iperattivazione. Il corpo produce più adrenalina e cortisolo, i muscoli si tendono, il respiro si accorcia, la digestione rallenta, il sistema immunitario si modifica. Questa risposta è utile in situazioni di emergenza, ma quando lo stress diventa cronico, il corpo non riesce più a spegnere il “segnale di allerta”.

È in questo terreno che nascono sintomi fisici: non perché la persona li “immagini”, ma perché il corpo è più intelligente della mente e trova un canale per farci capire che stiamo chiedendo troppo a noi stessi.

Quando le emozioni diventano tensioni: il linguaggio del corpo

La dottoressa Afflitto racconta che molte persone non hanno avuto nella loro vita gli strumenti per riconoscere, elaborare e dare un nome alle emozioni più intense. Allora il corpo diventa ciò che la mente non riesce a essere: un luogo di espressione.

Spesso questi pazienti non dicono: “Sono molto stressato”, ma: “Ho il collo bloccato”, “Non riesco a dormire”, “Sento il petto oppresso”, “Non digerisco più come prima”.
Sono parole di un mondo emotivo che cerca un varco.

Un approfondimento molto utile della dottoressa su questo tema si trova anche nella sezione dedicata del sito:
Osteopatia ed emozioni: ansia e traumi emotivi
dove il corpo viene interpretato come un sistema che registra, immagazzina e manifesta vissuti profondi.

I sintomi più comuni: il corpo come specchio interiore

La somatizzazione non ha un volto unico: assume forme diverse in base alla storia personale, alla sensibilità e al tipo di stress vissuto. In alcuni pazienti prevalgono i disturbi gastrointestinali; in altri, l’ansia colpisce il diaframma; in altri ancora si manifesta nel tono muscolare o nel sistema vestibolare.

Più che elencare sintomi – che sarebbe riduttivo – è più utile capire come nasce la sensazione corporea.

Molti pazienti parlano di un “peso sul petto” che arriva quando trattengono per troppo tempo preoccupazioni e frustrazioni. Altri descrivono una tensione cervicale così forte da limitare i movimenti, soprattutto nei periodi in cui si sentono sovraccarichi di responsabilità. Alcuni raccontano episodi di testa leggera o instabilità in giornate particolarmente ansiogene. Altri ancora soffrono di mal di stomaco ricorrente, gonfiore o digestione lenta, in coincidenza con cambiamenti emotivi importanti.

Non è un caso.
Il sistema nervoso autonomo – quello che controlla respirazione, battito cardiaco, digestione, tono muscolare – è lo stesso che risponde allo stress.
Quando è in squilibrio, i sintomi emergono nei territori più “sensibili” del corpo di quella persona.

La ricerca scientifica conferma che l’ansia modifica il modo in cui il corpo percepisce le sensazioni interne, in un fenomeno chiamato interocezione: ciò che sentiamo dentro di noi può risultare amplificato, distorto o interpretato come pericoloso anche quando non lo è. Questa reazione è stata documentata anche in studi pubblicati su Frontiers in Psychology e Biological Psychiatry.

La dottoressa Afflitto, nelle sue sedute, dedica molto tempo a ricostruire questa relazione fra corpo ed emozione, aiutando il paziente a “riconnettere i puntini”. Spesso è proprio in quel momento che nasce una nuova consapevolezza: il sintomo è un alleato, non un nemico.

Il ruolo del respiro: la chiave nascosta della somatizzazione

Quando il respiro si blocca, tutto il corpo cambia

Una delle manifestazioni più frequenti dello stress somatizzato è un respiro che diventa alto, corto, spezzato.
Il diaframma, muscolo centrale della respirazione, è estremamente sensibile alle emozioni.

Quando una persona vive ansia o pressione emotiva, il diaframma tende a irrigidirsi, come se cercasse di contenere qualcosa.
Questo modifica l’intero equilibrio posturale e crea una cascata di adattamenti:

  • il torace si solleva più del dovuto
  • il collo entra in tensione
  • la digestione rallenta
  • la persona sente “mancanza d’aria” pur respirando
  • il sistema nervoso si allerta ulteriormente

Ed ecco che compaiono vertigini, ansia, dolori intercostali, palpitazioni, stanchezza mentale.

Diaframma e mente: un dialogo continuo

Il respiro non è solo una funzione automatica. È anche un ponte tra il sistema nervoso simpatico (attivazione) e parasimpatico (calma).
Quando il respiro cambia, cambia anche lo stato emotivo.

Nel trattamento osteopatico, il lavoro sul diaframma è uno dei primi passi per sciogliere la somatizzazione, perché permette al sistema nervoso di uscire gradualmente dalla modalità “sopravvivenza”.

La risposta del sistema muscoloscheletrico: tensioni, blocchi e dolori che raccontano una storia

Il corpo che si irrigidisce per proteggersi

Quando viviamo stress cronico, il corpo adotta una postura di difesa: spalle in avanti, collo rigido, zona lombare contratta.
È una postura che comunica qualcosa di profondamente umano: “mi preparo”, “mi proteggo”, “tengo duro”.

Questa tensione costante altera:

  • la propriocezione
  • la vascolarizzazione
  • la mobilità articolare
  • la qualità del respiro
  • la relazione cranio-sacrale

Il risultato è un corpo che “fa male”, spesso senza un vero danno.

La postura come fotografia emotiva

Molti pazienti si stupiscono quando scoprono che la loro postura racconta molto più di ciò che credevano. Non riguarda solo “ossa e muscoli”, ma anche abitudini, paure, responsabilità, vissuti interiori.

Una postura in chiusura, per esempio, può essere il risultato di anni passati a trattenere emozioni o a “stringere i denti”.
Una postura rigida nella parte alta del torace può raccontare un periodo di allerta costante.
Una zona lombare sempre contratta può essere collegata al bisogno di controllo.

Il corpo parla, sempre.

E l’osteopatia – soprattutto quella orientata al riequilibrio posturale – aiuta proprio a decodificare e sciogliere ciò che è rimasto bloccato.

L’osteopatia nella somatizzazione: un approccio che integra corpo, emozioni e sistema nervoso

Non “aggiustare” ma ascoltare: l’approccio della dott.ssa Afflitto

L’osteopatia, quando applicata alla somatizzazione, non cerca di “sistemare un pezzo rotto”, perché non c’è un pezzo rotto.
Cerca invece di ristabilire un dialogo armonico tra corpo e sistema nervoso.

La seduta inizia sempre con una conversazione: la storia del paziente, le sue abitudini, le sue responsabilità, le sue paure. La dottoressa ascolta non solo i sintomi, ma il modo in cui la persona li descrive.

Poi passa alla valutazione manuale: diaframma, colonna, cranio, bacino, tessuti molli, respirazione.
Ogni zona racconta qualcosa.

Il trattamento cranio-sacrale: quando il sistema nervoso ha bisogno di un dialogo più sottile

In molti casi, la somatizzazione coinvolge direttamente il sistema cranio-sacrale, che regola la mobilità delle membrane e del liquido cerebrospinale. È un sistema che reagisce fortemente allo stress emotivo: quando è in tensione, il paziente può avvertire mal di testa, stanchezza mentale, difficoltà di concentrazione, ansia.

Il trattamento cranio-sacrale è una delle tecniche più dolci e profonde per aiutare il corpo a ritrovare uno stato di sicurezza interna.
La dottoressa lo spiega nella sezione del sito dedicata a questo argomento: Trattamento osteopatico cranio-sacrale

Emozioni trattenute: quando il corpo rilascia ciò che non si riusciva a dire

Non sono rari i casi in cui, durante una seduta, il paziente avverte un improvviso senso di leggerezza, un nodo alla gola che si scioglie, un respiro che finalmente “scende”, o persino un’emozione che emerge.

La somatizzazione è un messaggio.
Il trattamento è un modo per ascoltarlo e trasformarlo.

Come iniziare a sciogliere la somatizzazione nella vita quotidiana

Ritrovare il respiro

Molte persone respirano come se fossero sempre sul punto di affrontare qualcosa. La prima pratica quotidiana è imparare a rallentare. Bastano pochi minuti al mattino, o prima di dormire, per esplorare il proprio respiro e restituirgli spazio.

Dare un nome alle emozioni

Spesso l’emozione trattenuta diventa tensione. Dare un nome alla paura, alla rabbia, alla tristezza, alla frustrazione è un gesto potente che permette al corpo di alleggerirsi.

Muovere il corpo con gentilezza

Camminare, allungarsi, respirare meglio, prendere consapevolezza della postura, concedersi pause: sono tutte micro-azioni che aiutano il sistema nervoso a uscire dalla modalità “allerta”.

Conclusione: il corpo come alleato, non come nemico

La somatizzazione non è un fallimento. È un messaggio.
È il modo in cui il corpo ci ricorda che abbiamo bisogno di attenzione, di ascolto, di spazio.

Quando impariamo a leggere questo linguaggio, la strada verso il benessere cambia: non si tratta più di “combattere i sintomi”, ma di ritrovare un equilibrio profondo, che coinvolge corpo, mente ed emozioni.

Come ripete spesso la dott.ssa Afflitto:

“Il corpo non sbaglia mai. È il primo a parlare e l’ultimo a mentire.”

 

Fonti

  • American Psychological Association – Stress and Somatization
  • Frontiers in Psychology – Interoception and Anxiety
  • Biological Psychiatry – Stress Response and Somatic Symptoms
  • Mayo Clinic – Somatic Symptom Disorder
  • Harvard Health – Mind-body connection and chronic tension

immagine: freepik

FAQ

No, è una modalità con cui il corpo esprime stress o emozioni non elaborate.

Realissimi: nascono da una risposta fisiologica del sistema nervoso.

Sì, lavora su diaframma, posture difensive, sistema cranio-sacrale e tensioni muscolo-fasciali.

Sì, per escludere cause organiche. Una volta escluse, si può lavorare sul corpo in modo più mirato.

Assolutamente sì. Finché lo stress rimane attivo, il corpo può continuare a manifestare tensioni e disturbi.

Trattamenti Osteopatici

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