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Marilena Afflitto

Dott.ssa Marilena Afflitto

Artrosi anca e ginocchio: come osteopatia ed esercizio riducono il dolore cronico

Artrosi di anca e ginocchio non significa condannarsi all’immobilità o convivere con il dolore cronico senza alternative. Le linee guida internazionali più recenti – e la ricerca sull’osteopatia per l’artrosi di anca e ginocchio – indicano con chiarezza che il movimento guidato, integrato con il trattamento manuale, può migliorare in modo significativo la qualità della vita negli over 60. Ecco cosa dicono le evidenze e come orientarsi tra le opzioni disponibili.

📋 In sintesi

–    L’artrosi di anca e ginocchio è la degenerazione della cartilagine articolare: colpisce oltre 4 milioni di italiani over 60.

–    L’artrosi non significa immobilità: il movimento controllato è oggi il trattamento conservativo con le prove più solide.

–    L’osteopatia per l’artrosi agisce sulla mobilità residua, sulle tensioni muscolari e sul dolore cronico associato.

–    La chinesioterapia (esercizio terapeutico) riduce il dolore e migliora la funzione articolare in modo significativo, secondo le linee guida EULAR.

–    Osteopatia ed esercizio fisico sono complementari, non alternative, nella gestione dell’artrosi diagnosticata.

Artrosi di anca e ginocchio: cosa succede alla cartilagine e perché fa male

L’artrosi, conosciuta anche come osteoartrosi, è una malattia degenerativa delle articolazioni in cui la cartilagine – il tessuto liscio che riveste le superfici ossee e ne consente lo scorrimento indolore – si assottiglia progressivamente fino a deteriorarsi. Nelle articolazioni di anca e ginocchio, le più colpite negli over 60, questa degenerazione provoca dolore, rigidità mattutina, riduzione del range di movimento (cioè dell’ampiezza dei movimenti possibili) e, nel tempo, difficoltà nelle attività quotidiane come camminare, salire le scale o alzarsi dalla sedia. In Italia, secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre 4 milioni di persone convivono con una forma di artrosi clinicamente rilevante, con picco di prevalenza dopo i 60 anni.

Contrariamente a quanto si credeva fino a pochi decenni fa, l’artrosi non è una semplice conseguenza inevitabile dell’invecchiamento né una condizione sulla quale «non si può fare nulla». La ricerca degli ultimi vent’anni ha chiarito che diversi fattori – sovrappeso, debolezza muscolare, postura alterata, sedentarietà – accelerano la progressione del danno articolare, e che intervenire su questi fattori modifica il decorso della malattia. Le linee guida EULAR 2023 (European Alliance of Associations for Rheumatology), l’ente scientifico europeo di riferimento per le malattie reumatologiche, collocano l’esercizio fisico terapeutico al primo posto tra le raccomandazioni conservative per l’artrosi di ginocchio e anca, con livello di evidenza 1A – il più alto possibile.

Mobilità artrosi e osteopatia: come il trattamento manuale agisce sul dolore articolare cronico

Il dolore cronico articolare nell’artrosi non dipende solo dalla quantità di cartilagine persa: studi di imaging mostrano che la correlazione tra grado radiologico di artrosi e intensità del dolore è sorprendentemente bassa. Entrano in gioco anche la tensione dei muscoli periartricolari (quelli che circondano l’articolazione), le restrizioni delle strutture capsulo-legamentose, l’infiammazione locale della membrana sinoviale e la sensibilizzazione del sistema nervoso al dolore. È proprio su questi fattori che agisce l’osteopatia per l’artrosi di anca e ginocchio negli anziani.

Il trattamento osteopatico non ricostruisce la cartilagine – nessun trattamento conservativo lo fa – ma lavora per ottimizzare la funzione residua dell’articolazione: riduce le tensioni muscolari compensatorie, migliora la mobilità dei tessuti periartricolari e, attraverso tecniche specifiche sul sistema nervoso periferico, può abbassare la soglia percettiva del dolore. Una revisione sistematica pubblicata su Osteoarthritis and Cartilage nel 2022 ha analizzato 11 trial clinici randomizzati su terapia manuale e artrosi di ginocchio, rilevando una riduzione statisticamente significativa del dolore (valutata con scala VAS) e un miglioramento della funzione fisica nel gruppo trattato rispetto al controllo, con effetti mantenuti a tre mesi.

Dolore cronico anziani e qualità della vita: il ruolo dell’esercizio terapeutico e del percorso integrato

La chinesioterapia vertebrale e articolare – ossia l’insieme di esercizi fisici progettati e supervisionati da un fisioterapista o da un laureato in scienze motorie con formazione clinica – è oggi il pilastro del trattamento conservativo dell’artrosi. Una revisione Cochrane del 2023 su oltre 5.000 pazienti con artrosi di ginocchio ha confermato che l’esercizio terapeutico riduce il dolore di circa il 12% rispetto all’assenza di trattamento e migliora la funzione fisica in modo statisticamente e clinicamente rilevante. I programmi più efficaci combinano esercizi di rinforzo muscolare (quadricipite, glutei, stabilizzatori dell’anca), esercizi propriocettivi – cioè per l’equilibrio e il controllo del movimento – e attività aerobica a basso impatto.

Per il paziente over 60 con artrosi diagnosticata, il percorso più efficace è quello integrato: valutazione reumatologica o ortopedica per definire lo stadio della malattia e le opzioni terapeutiche (farmaci, infiltrazioni, eventuale indicazione chirurgica), fisioterapia con esercizio personalizzato, e – come supporto al comfort articolare e muscolare – osteopatia. Quest’ultima trova il suo spazio naturale nella gestione del dolore cronico residuo, nella riduzione delle tensioni compensatorie e nel mantenimento della mobilità tra un ciclo fisioterapico e l’altro. Artrosi non significa fermarsi: con il giusto supporto professionale, la qualità della vita può migliorare in modo concreto e misurabile.

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Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

FAQ

Muoversi, in modo guidato e progressivo. La ricerca è ormai univoca su questo punto: il riposo prolungato peggiora la rigidità articolare, indebolisce i muscoli che sostengono l’articolazione e aumenta il dolore nel medio termine. Le linee guida EULAR 2023 indicano l’esercizio fisico terapeutico come la prima raccomandazione per l’artrosi di anca e ginocchio. Naturalmente il tipo e l’intensità del movimento vanno calibrati sulla persona e sul grado di artrosi, sempre con la supervisione di un professionista.

Sì, come figura complementare – non sostitutiva – alla gestione medica. L’osteopatia non ripara la cartilagine, ma può ridurre le tensioni muscolari compensatorie, migliorare la mobilità residua dell’articolazione e contribuire al controllo del dolore cronico. Gli studi disponibili mostrano miglioramenti significativi nel dolore e nella funzione fisica a breve-medio termine. Il suo utilizzo è più efficace all’interno di un percorso integrato che includa fisioterapia e follow-up medico.

Le attività a basso impatto articolare sono generalmente le più adatte: nuoto e acquagym (l’acqua scarica il peso dalle articolazioni), camminata su superfici piane, cyclette, yoga e tai chi. Queste discipline combinano rinforzo muscolare, mobilità e propriocezione senza sovraccaricare la cartilagine residua. L’attività giusta dipende comunque dal grado di artrosi e dalla condizione fisica generale.

L’intervento di protesi di anca o ginocchio viene considerato quando il trattamento conservativo – esercizio, farmaci, infiltrazioni, fisioterapia – non controlla più il dolore in modo adeguato e la qualità della vita risulta significativamente compromessa. Non esiste una soglia fissa in termini di grado radiologico: la decisione si basa sulla combinazione tra dolore, funzionalità residua e risposta alle terapie conservative. È l’ortopedico lo specialista che valuta l’indicazione chirurgica, in accordo con il paziente.

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene o naprossene possono essere utili nella gestione delle fasi di riacutizzazione del dolore artrosico, ma non modificano il decorso della malattia e presentano effetti collaterali rilevanti – soprattutto gastrici e cardiovascolari – in caso di uso prolungato, in particolare negli anziani. Le linee guida internazionali li raccomandano al bisogno e alla dose minima efficace, non come trattamento continuativo. La valutazione sul loro utilizzo spetta sempre al medico curante o allo specialista.

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